Note critiche
Poteva essere diversa la pittura di Elisa Sestini nata e cresciuta in una terra dove si respira l'aria del mistero etrusco e l'alchimia dell'architettura pittorica aretina? Lei, in effetti, poteva cogliere l'ispirazione dalla tradizione rinascimentale che apprese, quando era ancor più giovane di quel che è ora, in un istituto d'arte, quello d'Arezzo, dove si ha cura di tenere ancora alta la preziosità della cultura artistica italiana, cura a cui sembra sordo e cieco ogni governo, oppure poteva, come in parte ha fatto, seguire la paesaggistica dei clivi toscani e umbri che si “macchiano” ancor oggi di tenue e acquerellata poesia. Elisa invece ha sorpreso tutti, me per primo, quasi annoiato dall'insistenza di una amica comune che volle ad ogni costo ch'io vedessi i suoi dipinti.
Quel pomeriggio quando aprendo l'email non vidi soltanto immagini, provai emozioni e sensazioni che mi coinvolsero con la stessa rapidità di una brano musicale, con la stessa spontaneità che hanno persone come Elisa Sestini, persone che non hanno età, né mai l'avranno, perché non può avere i segni del tempo chi vive la vita con l'incanto e si emoziona con quelle cose che la maggior parte di noi non riesce più a vedere.
Elisa Sestini dipinge il femminile, sarebbe limitato e limitante dire che quest'artista rappresenta donne e talvolta se stessa. Nei suoi dipinti ogni figura è uno sguardo verso l'introspezione. Lei non rappresenta immagini, per il gusto di dar voce a una dote e a un talento evidente nel dipingere a olio, dote e talento per altro assai rari da trovare oggi in una era ancora obbligata al post moderno dove tutti si sentono creativi senza considerare fondamentale il possedere talento.
Il suo spazio pittorico è costruito in un'atmosfera che sa di metafisico, come se il fondo e il cielo non siano elementi dove si riconosce lo spazio, il suo quadro è come una di quelle immagini dei sogni che per qualche ragione rimangono nella memoria. I suoi spazi non sono empirici ma raffigurazione delle atmosfere interiori, quasi che l'aria stessa divenisse percezione di un qualcosa che va percepito col cuore oltre che con la vita. Le sue figure sono palesi rappresentazione di donne che divengono nell'incanto del suo genio pittorico raffigurazione di un sentimento, di una sensazione, di un'emozione.
Elisa Sestini nelle sue opere racconta una storia che ha bisogno di colore, forma e simbolo perché possa essere narrata e rimanere a memoria.
In Elisa Sestini le immagini sono in continuo divenire, non c'è staticità è come se un vento stesse passando tra l'osservatore e l'opera. La materia resta immobile quasi bloccata, l'anima invece viene sferzata, spettinata dal vento che Sestini magistralmente sa rendere presente.
Le opere di Elisa hanno la consapevolezza di Turner, la malinconia di Fattori e l'attualità di Hopper, ma l'originalità che rende unica quest'artista è che gli occhi delle sue donne hanno la persistenza e la ragione dei sentimenti pur nell'assenza del simbolo. Nelle sue opere non è rappresentata una figura, ma è data figurazione a ciò che muove la poesia stessa: colori, forme, linee, volti lievi nascosti da capelli lisciati dal vento, movenze di una raffinatezza e di una femminilità uniche, rare.
Curve leggere, bocche socchiuse come a non voler far sfuggire quel che il cuore sta dicendo. Finestre con le persiane aperte e specchi che riflettono quel che l'occhio di Eros e di Psiche sanno vedere.
In Elisa Sestini la donna non è ideale di bellezza, ma mezzo insostituibile e inderogabile per giungere ad una bellezza che sa di ricordo, di sogni, di speranze, di desideri, di rabbie e di libertà. Questa artista riscopre il senso antico della malinconia che non ha i tristi sinonimi moderni, ma è la molla che permette di riscoprire il gusto di meravigliarci delle piccole cose e rimanere giovani come la Sestini senza età, senza tempo né tempi.
Alberto D'Atanasio
Docente di Semiologia dei Linguaggi non Verbali e Storia dell'Arte





