Ciò che desidero esprimere con la mia pittura non è tanto la bellezza, la perfezione di una tecnica o la realtà, così come la vediamo... ma piuttosto una sensazione, qualunque essa sia.

L’arte, da sempre, è quell’elemento che ci accomuna e allo stesso tempo ci divide. Credo che non vi possa essere una risposta oggettiva di fronte ad un’opera, perché essa esprime un’interiorità, un mondo personale, un altrove in cui si trova l’artista e a volte alcuni degli spettatori che vi si riconoscono.

Amo suscitare una domanda, una riflessione, un pensiero che varchi il limite del dato oggettivo, che porti oltre... verso quella libertà d’espressione di cui non posso fare a meno.

In questo viaggio metacognitivo, il colore diventa l’elemento privilegiato che permette un tramite tra l’occhio dello spettatore e la sua anima. Anch’esso, come il segno e le pennellate, sono suscettibili sempre e comunque a diverse interpretazioni.
Il blu più intenso e profondo, il tono oscuro della terra d’ombra, le fredde sfumature dei grigi, non corrispondono necessariamente a sentimenti di tristezza o stati di malinconia, così come i brillanti gialli, gli aranci, le tinte calde e dorate, non ci parlano sempre di felicità e di allegrezza.

Tutto dipende dal contesto in cui sono inseriti, da quanto un pittore possa o voglia giocare con questi contrasti, da quanto sia forte il desiderio di mostrarsi o di nascondersi, da come egli vive, personalmente, la sua opera.

Come afferma Paul Klee, “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile”. L’artista ha lo straordinario potere di farci vedere e percepire quell’ ”Invisibile” semplicemente perché egli ancor prima di vedere sente... ed è questo sentire, che poi, si traduce in forma.
Per questo, non mi stanco mai di dire, che per me la pittura è gioia, così come può diventare sofferenza, fatica, ricerca, ma non è mai indifferenza.

Nella tela tutto assume un significato, un’impressione che rende sublime anche un semplice momento quotidiano, la comune luce di un mattino, l’ombra della sera, o un antico oggetto consumato e dimenticato nel tempo...

Le figure che dipingo, non hanno occhi per guardare verso l’esterno. I volti sono sommessi, le palpebre socchiuse, gli sguardi rivolti lontano... forse perché penso che quello che vedrebbero intorno a sé non è tanto interessante quanto quello che si può vedere dentro noi stessi...

perché è lì, che risiede la meraviglia...